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Quando ho avuto la fortuna di diventare un ragazzo famoso Print
di Tommaso Rooms   
Quando ho avuto la fortuna di diventare un ragazzo famoso pensavo che avevo avuto fortuna. Pensavo che il dolore aveva pagato e che ero un bell'esempio di quel processo di ridistribuzione comunistica della contentezza per cui più accumuli sofferenza prima più sei felicissimo dopo. Infatti io prima che diventavo famoso ci avevo un dolore costante che mi faceva piangere e anche urlare. Ero uno che nessuno gli chiedeva di rilasciare un'intervista.

Urlavo così bene i dolori dell'anima che il vicinato mi notò e tra lui anche uno del mondo dello spettacolo che gliel'ha detto a degli uomini del televisore. Grazie a questi ultimi sono stato rapidamente fatto un doppiatore di urli. Decine di volte avete sentito i miei urli nel televisore. Ero talmente dotato che da un certo punto in poi tutti quelli che urlavano nel televisore li facevo sempre io. Così sono diventato celebre nel paese, con anche un passaggio da Costanzo.

Io speravo che in questo modo il dolore finiva, pensavo che se famoso cominciavo a dormire con delle donne. O almeno chessò, un pompino, invece nulla. Il dolore mi picchiava ancora forte come un pugno dell'incredibile Hulk. Nessun party vip, nessun festino con le modelle, nessuna aspirante soubrette da ricattare. Neanche le interviste di Cocuzza nel paesino di mia nonna cambiarono le cose. Continuavo ad aspettare le sei del pomeriggio per masturbarmi sui servizi di Verissimo dedicati a donne e successo mondano, insieme a tanti ascoltatori sofferenti. Il resto del tempo gridavo del mio meglio a dei registratori che mi avevano sparso per tutto l'appartamento. Urli estremissimi che andavano segnando la storia della fiction. Talmente pietosi che arrivò anche una chiamata da Hollywood: Steven Seagal aveva bisogno d'urlare dolorosamente.

Quattro secondi di profondo sgomento gridato in faccia a un mussulmano nazista che mi torturava cercando di strapparmi il cuore con un trincetto perché, dopo alcuni massacri, io ero rimasto l'ultimo baluardo a difesa della democrazia dell'esistenza umana, minacciata da questo manipolo di algerini. Il film fu di grande successo (anche di critica) e a quel punto i miei doppiaggi diventarono maggiormente richiesti da veramente tutti, con conseguenze che si sarebbero rivelate ingannose per la mia carriera nel mondo dello spettacolo.

Due stagioni dalla De Filippi a insegnare gli urli ai ragazzi di Amici, tre passaggi a Buona Domenica, uno dalla Dandini e uno dalla Daria Bignardi su La7. Poi Fazio e Porta a Porta. Quando partecipai al reality Prosciutti e Maiali la mia fama sfondò finalmente il muro dell'attrattività sessuale. Fu l'inizio della fine. Nel porcile che ci avevano chiusi dentro perdevo la verginità e quando uscii da lì con la celebrità consacrata richiedevano da me non più solo degli urli ma anche delle cose erotiche. Avevo tutta una schiera di donne che c'avevo da sceglierle. Per il tempo libero comprai una Playstation. Donne e gioco di Playstation. Non lavoravo mai. Smisi di rispondere alle telefonate dei direttori di doppiaggio.

Quando dopo molto tempo non c'avevo più i soldi e li volevo per una memory card nuova perché quella vecchia l'avevo fusa, accettai di urlare per il Tg2 che gli serviva un onesto cittadino sgozzato da un evasore fiscale rumeno davanti alla figlia di undici anni che aveva ripreso tutto col videofonino, ma l'audio non era venuto. Negli studi di Viale Mazzini mi accorsi che ero impedito di urlare la sgozzatura. Dalla mia corda vocale uscivano urli normali privi di personalità. Urli d'uomo che in fondo all'anima sta bene ed è sereno. Potevo leggere la delusione scritta sul volto di chi era accorso negli studi per festeggiare il mio ritorno. Io in mente c'avevo la figa, la Playstation e nessun motivo di soffrire.

Nessuno mi volle più chiamare a urlare e questo alla lunga uccise il mio fascinamento sessuale. Ora devo accontentarmi di aspiranti doppiatrici, gente che lavorava sulle reti locali, partecipanti a piccoli concorsi di cui sono tra i selezionatori. Compenso giocando di più a Playstation.

Oggi è arrivato il giorno che mi accorgo che ho smesso del tutto le donne e qualsiasi cosa non sia giocare a Playstation. Non mi chiamano più neanche dalle radio. Nessuno si ricorda di me, come se non fossi stato mai la voce del (tra gli altri) figlio del Maresciallo Rocca quando era stato rapito dai nemici dei Carabinieri, o il giovane Giovanni Paolo Due in preda a crisi mistiche in Karol, un papa rimasto uomo. Sono di nuovo un non famoso qualunque. Abituato com'ero, tornare a masturbarmi durante gli stacchi delle letterine a Passaparola col rischio di venire quando inquadrano Gerry Scotti, non ce la faccio. Io, mi è rimasta solo la Playstation.

Io, un giorno mi ci sono avvicinato, alla Playstation. Dovevo cambiare giochino e sono rimasto attratto dal foro che c'è in mezzo a quel pezzo che viene fuori e te ci metti sopra il cd. Come illuminato, quel giorno ho capito che la vita è bella perché riserva delle sorprese che te non ci avevi mai pensato, tipo puoi scoprire che puoi amare ed essere amato anche se sei uno stronzo qualunque che non gli faranno mai fare un'intervista doppia alle Iene. Sembrandomi il foro della Playstation non poi così stretto, ci ho incastrato l'uccello dentro e l'ho spostato delicatamente su e giù per un quarto d'ora buono, prima che sono venuto.
 
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