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Da quando vive con noi ho scoperto di non averlo mai potuto soffrire. E questo è strano, perché mi ricordo che fino a non molti anni fa lo stimavo. Nel mio caso questa incostanza di sentimenti è più segno di esasperazione che di mancanza di affetto. Voglio dire, voglio bene a quell'uomo, ma non ne posso più di vederlo in giro per casa mia. Credo che in qualche oscura maniera lui sia la causa dei miei problemi, o che a quella causa sia legato.
In ogni caso, malgrado sia certo che sia lui l'origine della difficile situazione che vivo, non gli auguro più di morire come facevo fino a qualche mese fa, perché ho scoperto che guardarlo con questo pensiero in testa mi causa un terribile mal di stomaco. Spero semplicemente che un pomeriggio, mentre è solito fare la sua passeggiata in città, venga investito da un auto, o che almeno si perda e non faccia più ritorno. Forse mia moglie se ne dispiacerebbe un po', e credo che anche mio figlio non ne sarebbe felice, ma in questo momento il mio equilibrio nervoso è così scosso dalla sua presenza che credo potrei sopportare di vederli soffrire, se da ciò me ne venisse almeno un po' di sollievo. Il medico dice che siamo fortunati che a novantatré anni goda ancora di così buona salute e di tanta lucidità, ma non sa che il problema è proprio questo. Quell'uomo si sveglia tutti i giorni alle sei del mattino, e dopo essere sceso in cucina prepara il caffè sia per lui che per la domestica, che si sveglia poco dopo. A me, già questo dà i nervi, perché non mi sembra logico che noi si paghi una domestica per poi farle trovare il mattino appena alzata il caffè caldo e talvolta anche la colazione pronta. Questo pensiero mi manda in bestia e mi rovina la colazione. Io infatti di mattina presto ho il sangue pigro, e credo che senza lo stimolo della colazione che mi attende in cucina non riuscirei ad alzarmi dal letto. Ma sapere che la domestica che pago ha avuto più o meno lo stesso trattamento, mi toglie l'appetito. E pensare che prima che lui mi arrivasse in casa la colazione era indubbiamente la parte migliore della mia giornata, la parte più imprevedibile. Infatti, siccome detesto anche solo l'idea di potermi svegliare di colpo, magari durante un bel sogno, non uso sveglie e in casa ho dato precise indicazione affinché ci si astenga da ogni attività rumorosa. Mi sveglio naturalmente, non appena il sonno mi abbandona. E questo potermi svegliare alle dieci di mattino come alle due del pomeriggio, dà alla mia vita quel tocco di imprevedibilità di cui sento il bisogno. Ora questo mio piccolo agio mi è reso impossibile dalla sua presenza, perché quando lui si sveglia mi sveglio anch'io, senza poi più riuscire a riaddormentarmi. Lo sento ciabattare in cucina e preparare il caffè senza che abbia alcuna cura di non far rumore, e quindi contravvenendo alle mie disposizioni che invece prima del suo arrivo erano meticolosamente rispettate. E questo mi irrita. Ma ancora di più mi irrita che spesso io debba consumare la mia colazione mentre lui, al mio stesso tavolo, consuma il suo pranzo. Dal momento che è sempre puntuale questo per fortuna non succede di frequente, soltanto quando mi sveglio alle dodici, ma quando ciò accade so già che la mia intera giornata ne risentirà. Non è colpa mia se, in effetti, sono un po' pigro e se invece lui è ancora, malgrado l'età, attivissimo. Ero pigro fin da piccolo e sembrava che lui ne fosse addirittura felice. Passava in camera mia ogni mattina prima di andare a lavorare, e nelle poche occasioni in cui io ero sveglio vedevo il suo viso distendersi felice nel vedermi ancora sotto le coperte. Poi partiva e fino a tarda sera non era mai di ritorno. Credo di ricordare di come allora desiderassi la sua presenza, cosa che mi risulta oltremodo strana visto che ora solo a fatica riesco a non distogliere lo sguardo da lui. Per quanto molto irritante la colazione non è comunque il momento peggiore della nostra convivenza. Quel momento viene dopo, ed è un periodo di tempo talmente elastico e cedevole che si allarga a dismisura e abbraccia, assorbendolo, tutto il resto della mia giornata. Come si fa infatti a sopportarlo mentre si unisce al lavoro del nostro giardiniere? Almeno un paio d'ore ogni pomeriggio le passa assieme a lui. A volte seduto su una poltroncina sotto il gazebo si limita a guardarlo lavorare, mentre altre, e sono le peggiori, lo segue. E lo spinge ad accompagnare le varie fasi del suo lavoro ad altrettante spiegazioni, con il solo risultato di fargli perder tempo. Inoltre un po' di tempo fa si è fatto prendere dalla fissazione dell'orto. Mi chiedo ancora come abbia fatto a farmi convincere ad assecondarlo. Una bella mattina, senza alcuna premessa, mi dice che dietro casa, proprio nella parte più esposta al sole, avrebbe piantato dei pomodori e magari anche altro. Disse proprio così: “Dei pomodori e magari anche altro”. E subito dopo si alzò da tavola e si mise a piantare i semi con le proprie mani. Ora in quell'orto vi passa alcune ore ogni giorno, anche se il più del lavoro lo fa il giardiniere, che però si fa pagare con la tariffa da giardiniere e non da ortolano. All'inizio, lo devo ammettere, speravo persino che l'orto potesse migliorare l'imbarazzante situazione in cui mi ero venuto a trovare. Infatti aveva preso a passare diverse ore al giorno in quel suo orto e speravo che la sera si sentisse così spossato da coricarsi non appena rientrato in casa. Speravo che in questo modo il peso della sua presenza si alleggerisse, e invece fu addirittura peggio. Peggio perché se è vero che da allora lo vedo meno aggirarsi per casa mia, ne sento invece ovunque la presenza. Infatti, come se non bastasse il disagio che l'orto già di per sé crea, ha deciso di non usare né concimi né insetticidi, ma letame. Il risultato è che un vago odore di letame si è impossessato della casa. Lo sento in ogni stanza. E siccome sono il solo ad avvertilo penso che la sorte mi abbia fatto, tra le altre cose, dono di un odorato sopraffino che ora mi beffa, allargando la percezione della sua presenza a ogni locale della casa. In più il lavoro nell'orto non ha avuto l'effetto di spossarlo, ma anzi, di tonificarne lo spirito e il corpo. Si corica anche più tardi del solito e ha preso a passare delle intere serate assieme a me, mia moglie e mio figlio. Per giunta neppure loro arrivano a capirmi, anzi apprezzano quell'orto quasi più di lui e lo incoraggiano in quell'attività che finirà per appestarmi la casa al punto che sono certo finirò per venderla. La sua ritrovata salute ha anche accresciuto la sua mobilità, tanto che ora ha iniziato ad andare in città a piedi senza farsi accompagnare nelle sue passeggiate dal nostro autista, che era solito venirlo a prendere e poi riportarlo a casa ad orari fissi. Quando questo accadeva, mi era ancora almeno possibile riposare un poco nel pomeriggio. Ricordo che amavo molto quei pomeriggi di pace e silenzio assoluti, quando in casa non c'era nessuno tranne il personale di servizio e mia moglie e mio figlio non avevano ancora fatto ritorno dalla scuola o dal lavoro. Ora che invece il vecchio è tornato quasi autonomo va e viene da casa come più gli aggrada e io vivo continuamente nel terrore di sentire, da un momento all'altro, l'incedere dei suoi passi un poco trascinati. Sono certo che si diverta nel tendermi degli agguati. Arriva perfino a vestirsi con cura e far finta di uscire per poi, dopo pochi minuti, rientrare in casa con la scusa di aver dimenticato qualcosa. La sua presenza fisica riesce a corrodermi i nervi. Mi innervosisce perché vedo, sotto le sue sopracciglia cispose sulle quali crescono peli che sembrano arbusti, gli stessi occhi chiari di quand'era giovane. Anche se apparentemente è solo un vecchio strambo che sembra muoversi a fatica, in realtà ha ancora una forza da bestia. Il suo leggero ondeggiare è simile al passo ipnotico del felino, e non va scambiato per l'instabilità tipica del deambulare dei vecchi. Come a quel modo il predatore affascina le sue prede lui cerca di ingannarmi, ma lo tradiscono le mani. Anche se mia moglie e mio figlio cercano di convincermi che il loro tremore sia un normale sintomo di vecchiaia, so che non è così. Le sue mani tremano per la tanta energia che ha ancora dentro e che solo a fatica riesce a trattenere. Lui dissimula per potermi rimanere in casa. In sostanza credo che ora stia benissimo e che se lo volesse potrebbe tranquillamente tornarsene a vivere per conto proprio, ma non vuole. Sta benissimo in casa mia e sembra che anche mia moglie e mio figlio stiano altrettanto bene assieme a lui. Parlano spesso e ridono così tanto che io non riesco più neppure a leggere il giornale. I loro rapporti si stanno facendo sempre più stretti, e io lo odio anche per questo. Perché neppure da vecchio ha smesso di volermi dividere da chi amo, come faceva quando ero bambino. Quando non c'era mai, e tornava tardi, la sera, solo per separarmi da mia madre. Perché quell'uomo è come un cuneo che infilato nella mia vita finirà per spezzarla, e non capisco come mai io non arrivi a liberarmi di lui, neppure ora che è vecchio. |