|
"ah, ti avviso: d'ora in poi non perdi più tempo con puttanate inutili tipo rivistine di serie Z che ti chiedono dei racconti, ha chiamato una rivistina di serie Z stamattina, ho risposto io al posto tuo, ho detto che non avevi più tempo di scrivere raccontini e ficcarsi nel culo i loro trecento euro del cazzo, che non sei mica una prostituta tu, sei il più grande scrittore vivente, tu." Raul, in Dieci cose che ho fatto, ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte di Gianluca Morozzi
Il secondo editoriale del numero uno Se c'è una cosa che ho imparato, facendo gli editoriali del Primo Corso di questo mio umile pamphlet1, è che dare del tu al lettore è sì un trucchetto da due soldi, ma funziona sempre. L'altra cosa che ho imparato è che il primo editoriale è quello più difficile, motivo per cui ho deciso di farne due. Sì, questo è il secondo editoriale del numero uno, che non è lo stesso del primo editoriale del numero uno. Così come questo non è il primo numero uno, è il secondo perché inaugura il Nuovo Corso, dopo anni di fotocopie, puntine messe a mano, quattrocento copie piegate da giovani marmotte, base bolognese stile case occupate e anni ottanta. L'ultima cosa che ho imparato facendo gli editoriali del Primo Corso è che dopo un po' bisogna smetterla di parlare a vanvera e andare dritti al sodo. Oppure, invece di andare dritti al sodo, si può introdurre un episodio più o meno biografico, che magari non dice molto ma mette in chiaro il registro.
L'episodio autobiografico del secondo editoriale del numero uno L'altro giorno è passato a trovarmi il mio amico Camionista Polacco2. Come si deduce dal nome, il mio amico è polacco e fa il camionista, ed è quindi sempre in giro per l'Europa, ed è sempre bello rivederlo, sentire i suoi racconti in italiano sdentano mentre mi mostra la sua collezione di cartoline "Praha by night", "Moskow by night", "Paris by night", "Lourdes by night" e via così. Eravamo seduti su una panchina di un campetto della Bolognina e guardavamo i ragazzini delle elementari giocare a calcio in quel modo orribile e ipnotizzante con cui giocano i ragazzini delle elementari: tutti dietro al pallone, e fanculo tre lustri di 4 4 2 sacchiano. Il mio amico Camionista Polacco mi diceva che un po' lui spiaceva io non snocciolare più il mio foglio, che gli dava gusto leggere faccenda delli autogrill e snocciolare le parolacce che io scrivevo. E io, mentre con le mie scarpe in vernice tacco dodici di tanto in tanto passavo la palla ai ragazzini, e il vestito in seta blu un po' si alzava, gli spiegavo che mi ero presa una pausa perché il mio pamphlet aveva bisogno di darsi una scrollata, tornare facendo un po' di casino, come in quella puntata di Holly e Benji in cui Tom e Benji si trovano dopo tanto tempo e si raccontano un sacco di cose, e sfidano dei bambini umiliandoli palleggiando nello stretto, ed è tutto molto amarcord ma non è mica l'ultima puntata, è una puntata di respiro prima dell'acuto. E il mio amico Camionista Polacco annuiva, riordinava le sue cartoline e pensava che, tutto sommato, il Nuovo Formato3 non è niente male.
Le conclusioni del secondo editoriale del numero uno Quindi, si riparte. Restaurata, più elegante e sfacciata che mai, ma con gli stessi amori di un tempo: gli abiti da gran sera scollati, le sigarette sottili e i racconti. Se già mi conoscevi amerai il Nuovo Corso, se mi incontri per la prima volta potrai imparare ad amarmi come fossi cosa nuova, fatta di storie brevi scritte da giovani cialtroni, scribacchini di talento e, ogni tanto, qualche ospite illustre. Storie in senso ampio, perché amo dare spazio alle cose che, come dice il mio amico Camionista Polacco, se non le snoccioli tu, Eleanore, chi le snocciola? Come i soggetti dei cortometraggi, le bozze dei romanzi, i saggi tamarri e post moderni che non sono racconti, ma quasi. Tutte cose che pubblico perché mi piacciono, ed è quindi sempre un piacere per me anche riceverle e leggerle. È poi questo il modo in cui mi procuro le storie: tu me le mandi, io le leggo e magari le pubblico. E se poi qualcuno un giorno dovesse venire da me e chiedermi, ma Eleanore, ma perché leggi, editi, pubblichi in un formato smisuratamente elegante, fai un sito quasi autonomo e brillante (www.eleanorerigby.com), distribuisci e spedisci tutto gratis? Perché fai tutto ciò? Beh ragazzi, perché e perché, perché la prosa è il sale della vita, e che cazzo.
Le note del secondo editoriale del numero uno 1. Dicesi Primo Corso di Eleanore Rigby la tanto misconosciuta quanto di culto prima vita del pamphlet letterario. Dieci numeri distribuiti mensilmente tra il 2004 e il 2005 sul territorio bolognese e ancora rintracciabili sul web. Oltre ad una redazione dalle scadenze poco affidabili ma con un occhio da talent scout, completavano il quadro uno stampatore gay, un pubblico affezionato e l'amore per birre scure. 2. Personaggio ben noto ai più assidui lettori, ma, ne siamo sicuri, con tutte le carte in regola per diventare il beniamino anche della nuova leva di affezionati di Eleanore. In redazione la sicurezza è che egli ruberà più di un sorriso ai nuovi lettori, per il suo essere il tipico duro dal cuore tenero. 3. 18 x 12,5 cm, bianco e nero®. |