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Il terzo universo in fondo a destra Print
di Gianluca Morozzi   

Il fumo a me ha cambiato la vita, ed io neppure fumo. Il mio amico Gammu, per fortuna, sì.

Ora vi spiego.
Alle tre meno un quarto di notte io e il Gammu ce ne stavamo al bancone del bar di Kademandorli, a bere birra e a sparare minchiate sovrumane. Trincavamo birra, sparavamo minchiate spalle al bancone, ascoltavamo la musica guardando le ragazze. Fin lì la serata non avrebbe vinto il Premio Originalità duemilacinque, ma non è che siamo mai particolarmente originali, io e il Gammu. E siccome la bellezza sta nell'occhio di chi guarda, io studiavo le ragazze con la mia visione utilitaristica. Cioè guardavo solo e soltanto le ragazze con le quali ritenevo esserci una remota probabilità di combinare qualcosa, le ragazze per cui valeva la pena di staccare i gomiti dal bancone per tentare un approccio. Il mio sguardo circumnavigava le ragazze troppo belle, le ragazze troppo brutte, le ragazze accoppiate. I miei occhi ne registravano appena l'immagine, e si soffermavano sulle altre. Quelle non troppo belle, non troppo brutte, non accoppiate, quelle con l'aria di chi volentieri avrebbe accettato uno scambio dialettico con me a orari tipo le tre di notte, ad esempio, e magari di passare a interazioni fisiche in uno spiazzo buio prima del sorgere del sole.
Così, la bellissima ragazza che se ne stava immobile ai piedi delle scale, l'avevo registrata  a malapena.

Cioè, non esageriamo.
Registrarla l'avevo registrata, che la ragazza ai piedi delle scale era veramente ma veramente troppo bella perché qualunque maschio eterosessuale presente a Kademandorli potesse far finta di ignorarla. Semplicemente, l'avevo giudicata femmina fuori portata. Avevo distolto lo sguardo dalle sue forme perfette, dalle sue lunghissime gambe, dai suoi splendidi occhi viola, per concentrarmi sulle più abbordabili ragazzotte sovrappeso che ballavano al centro della sala.
Sono una persona sostanzialmente pratica.

E mentre cercavo di mandare segnali ai centri preposti all'accoppiamento delle ragazzotte sovrappeso, nello stesso momento proiettavo obliqui fasci d'odio verso l'orrenda creatura appoggiata al bancone alla mia sinistra.
Sebastiano Donnarumma.
Un odioso.
Scrittore.
Impegnato a bere mollemente un mojito, studiando la ragazza dagli occhi viola col suo solito sguardo da dandy annoiato.
Sebastiano Donnarumma.
Conosciuto a una premiazione letteraria. Che aveva vinto. A scapito del mio bellissimo racconto Strisciando s'impara. Il malefico bastardo.
Dopo aver vinto era salito sul palco con aria seccata, lui, impegnato a salvare il mondo della letteratura e costretto a interrompere l'opera per ritirare un volgare premio letterario. Lui e la sua stereotipa giacchetta con le toppe sui gomiti.

La giacchetta.
Con le toppe.
Sui gomiti.

E non contento di aver ritirato il premio con sguardo seccato, aveva accostato al microfono le sue labbra corrucciate per dire le seguenti perle.
Viviamo in tempi difficili, era stata la prima perla.
Ricordatevi sempre di leggere i classici, era stata la seconda.
E poi se n'era andato. Col suo primo premio in mano.

Allora c'è questo snodo essenziale nello spaziotempo e nella mia vita, snodo che si colloca alle ore tre meno cinque minuti. Mentre sono a Kademandorli, i gomiti e la schiena appoggiati al bancone, la birra in mano, lo sguardo seduttivo frontale sulle ragazze, lo sguardo pieno d'odio laterale su Sebastiano Donnarumma. Quando il mio amico Gammu si rigira una sigaretta tra le dita, e dice Andiamo fuori a fumare.

Andiamo fuori a fumare, dato che io non fumo, significa Vado fuori a fumare, accompagnami. Così esco con il Gammu, lui si accende una sigaretta sotto gli alberi, io sorseggio la mia birra illuminata dalle stelle, e penso a quanto odio Sebastiano Donnarumma.
Una serata ordinaria, fin qui.
Una serata noiosa.
Una serata tra le più normali e insignificanti nella storia dell'universo.

Di questo universo, quantomeno.

Lo sapete che ci sono infiniti universi paralleli, no?
Non voglio risalire ai testi sacri, Fredric Brown, Philip Dick, Terra-1 e Terra-2 della Dc Comics, ma almeno Donnie Darko lo avrete visto, suppongo. Non devo stare a spiegarvi l'abc del creato, spero. Lo saprete che certi universi paralleli sono  perfettamente identici, tranne che per un dettaglio. L'universo in cui Hitler ha vinto la guerra. L'universo in cui l'impero romano ha conquistato mezza della galassia. L'universo in cui Sebastiano Donnarumma è stato fulminato da un cavo del microfono mentre diceva Ricordatevi sempre di leggere i classici.

Quest'ultimo universo, ne sono certo, esiste da qualche parte del continuum.
E la cosa è particolarmente confortante.
 
Insomma, a tre livelli di distanza dal nostro universo ne esiste un altro, che si differenzia da questo per un solo particolare. Che Gammu, il mio amico Gammu, non fuma e non ha mai fumato in vita sua. Solo questo dettaglio. Tutto il resto è uguale, identico. I Duran Duran. La Grande Muraglia. Mel Gibson. Tutto uguale.
In questo universo, questo qui, Gammu fuma fin dall'eta di quattordici anni. In quell'altro universo ci sono i Duran Duran, la Grande Muraglia, Mel Gibson, ma Gammu non ha cominciato a fumare mai.

E alle tre meno cinque di quell'altro universo, succede questo.
Alle tre meno cinque, visto che non sono uscito in giardino con il Gammu e sono ancora con i gomiti sul bancone, la ragazza bellissima si stacca dalla sua posizione in fondo alle scale e mi si avvicina. Non proprio a me. Al mio equivalente di quell'altro universo. Non sottilizziamo. Ci siamo capiti.
Nel vederla attraversare la sala nella mia direzione, la prima cosa che penso è Sta venendo a prendersi da bere. Invece, quella pianta i suoi occhi nei miei occhi e dice Ciao.

Ora, sappiatelo.
Che una ragazza così innaturalmente bella scelga uno come me per attaccare discorso, di punto in bianco, non ha il minimo senso né in questo universo né in quell'altro. Gli equivalenti di SebastianoDonnarumma e di Gammu guardano stupiti l'incredibile scena. Il dj dovrebbe interrompere la musica per qualche secondo, per solennizzare adeguatamente il momento.

Allora, accettata questa prima crepa nella logica del mondo, tutte le incongruenze successive non sono che la conseguenza di quel primo Ciao. Lei che mi parla suadente molto vicino all'orecchio. Il suo seno strusciato ripetutamente contro il mio braccio. Lei che mi chiede di accompagnarla fuori a guardare le stelle.
Ed io che esco da Kademandorli con questa stupenda creazione dalle lunghissime gambe. Sotto gli occhi stupefatti del mio amico Gammu, impegnato a masticare una gomma. E oggetto dell'invidia dell'immondo Donnarumma, che vuota il suo mojito con un sorsetto nervoso.      

Poco dopo siamo in macchina, io e la meraviglia dagli occhi viola, in uno spiazzo buio e isolato sotto le stelle. Lei mi sta togliendo la camicia con frenetica e famelica fretta, e dopo avermi tolto la camicia, con identica fretta, mi sta sbottonando i jeans.  
Voi stareste a domandarvi perché, percome, risvolti psicologici e motivazioni interiori, mentre una bellissima ninfomane vi spoglia famelica e frenetica?
Io no.
In nessuno degli universi in cui c'è una versione di me.
Dunque, dopo avermi abbassato i jeans fino alle ginocchia, quella donna sessualmente febbrile  muove la testa verso il basso. Stordito e drogato dalla situazione, chiudo gli occhi e attendo di sentire le sue labbra intorno al glande.
Mentre attendo, la sento armeggiare con qualcosa dalle parti dei miei lombi. Forse sta per inguainarmi con un preservativo, penso. Seccante, sì, ma legittimo.
Finalmente sposta la bocca verso l'immane dardo, che al centro dell'azione la attende ritto e fiero.  

Un attimo dopo, urlo orribilmente.

Subito, sul momento, penso che mi abbia semplicemente morsicato. Ma poi il dolore arriva tutto insieme, così violento ed enorme e inaspettato che io, vilmente, a questo punto rinuncerei alla prima persona. Ritornerei a guardare le cose dal mio universo, ricondurrei quella mia copia urlante al ruolo, appunto, di copia, e racconterei gli eventi da fuori. Dal rassicurante giardino di Kademandorli in cui Gammu si sta fumando una sigaretta, in quell'universo in cui fuma dall'età di quattordici anni, tre universi più in là.

La mia copia spalanca gli occhi urlando, dunque. Guarda verso il basso, verso l'immane dardo.
Ma l'immane dardo non c'è più.
Il sangue sta uscendo copioso, come un geyser che erutta da un buco dai netti contorni.

La mia copia si volta con la bocca spalancata verso la ragazza. Lei solleva la testa, trionfante, la bocca torta in un orribile ghigno. Tra i denti, sporca del mio sangue, c'è la lama di un rasoio.
La mia copia evirata urla di nuovo, orribilmente. L'urlo rimbomba nell'abitacolo, non udito da nessuno.

Gesù, ragazzi, questa storia io la finirei qui. Mi fa una certa impressione. Chiudiamo il discorso degli universi paralleli, per carità.
Com'è finita la serata, raccontiamo com'è finita la serata in questo universo, dunque.

È finita che il Gammu, semplicemente, ha finito di fumarsi la sua sigaretta. Ha schiacciato il mozzicone sotto il tacco, si è allisciato i capelli con il palmo della mano, e siamo rientrati a Kademandorli. Tornando nella nostra posizione, gomiti sul bancone, birra in mano, occhi fissi sulle ragazze sovrappeso.
Troppo fissi su quelle carni ballonzolanti, per notare che la ragazza dagli occhi viola non c'era più. E che non c'era più neppure Sebastiano Donnarumma.
Questione di secondi, evidentemente, e di appuntamenti mancati col destino.
 
Poi siamo andati in bianco, io e il Gammu, con le ragazzotte sovrappeso.
Ma questo, ahimé, capita spesso.  
In questo universo, quantomeno.
CONCLUSIONE

Il fumo uccide, c'è scritto sui pacchetti di sigarette.

Avrei qualcosa da ridire.

 
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